Impronta ecologica
L’impronta ecologica è un indice che si utilizza per misurare la richiesta umana nei confronti della natura mettendo in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della terra di rigenerarle e di smaltirne i rifiuti.
La domanda di risorse ambientali utilizzate dall’umanità supera ormai da trent’anni l’offerta di quelle disponibili e la capacità della terra di rigenerare e rigenerarsi non riesce più a sostenere questa domanda.
Misurando l’Impronta della popolazione, che sia essa rappresentata da un individuo, una città, una nazione o l’umanità intera, si può valutare la pressione che esercitiamo sul pianeta e capire come agire, sia individualmente che collettivamente, per gestire al meglio le nostre risorse ecologiche entro i limiti di rigenerazione della natura.
Come vedremo l’impronta che si va a misurare può coniugare più risorse o concentrarsi su una sola, può far riferimento a tutti quei fattori che implementano un determinato tipo di inquinamento o meno, perciò è strettamente legata e collegata al territorio.
L’impronta ecologica è stata elaborata nella prima metà degli anni ‘90 dall’ecologo William Rees della British Columbia University e approfondito successivamente da il suo allievo Mathis Wackernagel. Il suo metodo è applicato e largamente diffuso a livello internazionale da governi, scienziati, istituzioni ed individui che si occupano di sviluppo sostenibile e si preoccupano di salvaguardare le risorse ambientali. Essa è sostanzialmente una unità di misura che calcola quanta superficie, di terra e di acqua, è necessaria alla popolazione umana ( dal livello individuale a quello di una città di una regione o di una nazione) per produrre le risorse che consuma e per smaltire i rifiuti che produce. L’impronta ecologica viene confrontata con la biocapacità, viene rapportata cioè con le risorse che sono a disposizione della stessa popolazione nel territorio che occupa.
Entrambi gli indici (impronta ecologica e biocapacità) sono misurati in ettari globali equivalenti per persona per anno; le impronte ecologiche di un territorio si sommano (con valore negativo essendo un impatto e un indice di consumo di risorse) con la biocapacità, e, il bilancio che ne deriva può essere positivo (surplus ecologico) o negativo (deficit ecologico).
Confrontando per esempio l’impronta di un individuo – o regione, o stato – con la quantità di terra disponibile procapite (rapporto fra superficie totale e popolazione mondiale) si può capire se il livello di consumi dell’impronta è sostenibile o meno.
Se invece si vuole calcolare l’impronta di determinati consumi si deve mettere in relazione la quantità di ogni bene consumato – come, per esempio, diversi tipi di cibo – con una costante di rendimento espressa in chilogrammi per ettaro, il risultato è una superficie. Se, invece, si calcola l’impatto dei consumi di energia, la stessa viene convertita in tonnellate equivalenti di CO₂ ed il calcolo viene fatto considerando la quantità di superficie con foreste necessaria per assorbire le tonnellate di anidride carbonica prese in esame.
Per conoscere meglio e valutare consapevolmente i nostri comportamenti si può provare a fare questo tipo di calcolo per qualsiasi attività che si traduce in produzione anidride carbonica: per l’uso degli elettrodomestici, per capire il loro consumo in watt, per capire quanto ci costano e quanto consumano rapportati a quantitativi di gas o petrolio o per capire l’impronta che determiniamo con i nostri percorsi quotidiani, come il tragitto casa - lavoro o casa - scuola.
L’impronta Ecologica può essere anche usata nell’ambito dei processi di pianificazione, sia nelle fasi iniziali, come, ad esempio, nella definizione dello stato di fatto, nella formazione dei piani e della VAS e, sia, nelle fasi di scelta delle diverse opzioni possibili: studiare le variazioni che l’indice subirebbe al mutare degli scenari di riferimento fornisce alla VAS un ulteriore strumento utile per la misurazione degli impatti delle scelte. Finora non sono stati intrapresi molti studi di piano su questa via soprattutto perché l’applicazione della procedura di calcolo dell’impronta stessa richiede una notevole quantità e qualità di informazioni e di dati che non sempre sono reperibili e che perciò non possono darci una base affidabile su cui poter intraprendere azioni concrete
Dal Report del WWF:
Esempio di impronta ecologica di alcune nazioni (aggiornate al 2005)
Guarda anche l'impronta idrica
Approfondimenti
Fondamenti dell’impronta
Il network
L’impronta ecologica: quanto suolo occupiamo per vivere?
Notizie per il vivere sostenibile – magazine
Impronta ecologica - Wikipedia
Allegati
Calcola l'impronta ecologica personale
Impronta ecologica casa-scuola: un esercizio per le scuole
Note del Presidente
Una sperimentazione per innovare, nel rispetto di persone e ambiente
La nostra generazione ha visto la nascita dell'era della plastica, che come tutti sanno deriva dal petrolio. I nostri nipoti rischiano di vederne la fine. Produrre energia pulita da fonti rinnovabili non è perciò un lusso verso i nostri figli. E' un atto di fiducia verso il futuro. Proviamoci!
Enrico Gherghetta


