Impianti e tecnologie (specifiche)

Gli impianti di gassificazione hanno una potenzialità di sviluppo anche nel medio – breve termine essendo molto versatili dal punto di vista impiantistico: possono essere di varia tipologia e potenza, e, sono un sistema efficiente per sfruttare le potenzialità energetiche delle biomasse in generale oltre che dei rifiuti solidi urbani.

Le emissioni sono molto variabili a seconda della tecnologia e dell'impianto. In generale: tutti gli impianti si possono differenziare in base alle temperature di reazione, ci sono quelli che operano ad una temperatura più alta di 1000 °C svolgendo la reazione in modo più rapido, e, quelli, che operano a temperature più basse 350-600 °C, che presentano tempi di reazione molto lunghi.

Nel caso dell'impianto islandese di Husavik, che opera a temperature inferiori ai 400 °C (permettendo fra l'altro la completa autonomia di funzionamento, in quanto per raggiungere questa temperatura si usa parte del gas di sintesi prodotto), alla fine del processo rimangono ceneri per il 3% della massa immessa, mentre dal lato delle emissioni ne abbiamo parlato in particolare nel precedente paragrafo.

Il rendimento energetico totale (elettricità + calore) di tali impianti è dichiarato attorno al 70% ed è gestibile in modo molto più flessibile rispetto ad un inceneritore. Si può infatti scalare, a seconda della necessità e della stagione da un 60% elettrico + 10% termico ad un 20% elettrico + 50% termico.
Viceversa un inceneritore è molto più rigido ed in ogni caso la produzione elettrica a stento supera il 25% anche nelle migliori condizioni.
I rendimenti di entrambe le tipologie di impianti ovviamente salgono molto se si ha la possibilità di sfruttare il calore in una rete di teleriscaldamento.

Sempre per quanto riguarda l'impianto di dissociazione molecolare dei rifiuti di Husavik la ditta riporta le seguenti considerazioni:

-  I rifiuti, di qualsiasi tipo, possono essere introdotti "tal quali", senza alcun pre-trattamento.
- Le efficienze di dissociazione molecolare delle frazioni organiche, sia biodegradabili (biomasse) che non biodegradabili (per es. plastiche), in gas di sintesi ricco di idrogeno, sono elevatissime.

-  L'energia necessaria alla dissociazione delle componenti organiche viene fornita dalla combustione di una piccola frazione del gas di sintesi prodotto, quindi il processo è autosufficiente e non necessita di altri combustibili.

-  I residui consistono nelle sole frazioni non organiche, da cui possono facilmente essere estratti i metalli "tal quali", mentre la parte restante può essere facilmente smaltita in discarica oppure inertizzata (cioè "vetrificata") per mezzo di tecnologie esistenti e consolidate.

- Un impianto di questo tipo può essere composto, come quello operativo in Islanda, da "celle elementari", ciascuna di capacità pari a 12 tonnellate al giorno, consentendo quindi l'installazione di sistemi in grado di trattare anche limitate quantità di rifiuto, con ridottissimo impatto ambientale, molto più prossimi ai siti di produzione e raccolta dei rifiuti e così escludendo i notevoli impatti del trasporto a lunga distanza delle ingentissime quantità di rifiuti che alimentano gli inceneritori; la stessa capacità di operare su scale molto ridotte favorisce la ottimizzazione della raccolta differenziata fino al massimo possibile, una pratica che, invece, è oggettivamente in contrasto con la logica dell’incenerimento.

-  Nel caso specifico dell'impianto Islandese, il gas di sintesi è bruciato sul posto per produrre vapore caldo, inviato poi a un vicino impianto geotermoelettrico dove partecipa insieme ai vapori caldi geotermici alla produzione di energia elettrica; nonostante la sua bassa efficienza energetica, questo impiego è legato alla particolare situazione locale.

Rapporto SEPA su dissociatore in Scozia.

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1. Rapporto tratto da “La dissociazione molecolare: il superamento definitivo dell’incenerimento dei rifiuti’ (www.ecquologia.it). Contiene informazioni tratte dalla scheda dell’Energo: Enerwaste International Corporation, società che commercializza il sistema. Non sono forniti, in questo caso, dati quantitativi sulle sostanze emesse.

Note del Presidente

Una sperimentazione per innovare, nel rispetto di persone e ambiente

La nostra generazione ha visto la nascita dell'era della plastica, che come tutti sanno deriva dal petrolio. I nostri nipoti rischiano di vederne la fine. Produrre energia pulita da fonti rinnovabili non è perciò un lusso verso i nostri figli. E' un atto di fiducia verso il futuro. Proviamoci!

Enrico Gherghetta

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